Le motivazioni dello sciopero del 5 maggio


manifesto 5 aprileTratto da: Orizontescuola.it

Giuseppe Candido Gilda Insegnanti Catanzaro – Raffica di Scioperi, Flash-Mob e pentolate. È così che potremmo riassumere le proteste degli insegnanti contro il disegno di legge del governo sulla scuola, presentato alla Camera lo scorso 27 marzo e ormai noto ai più col contraddittorio nome “la buona scuola”.

Un Testo diverso da quello inizialmente posto in consultazione online per due mesi e sul quale, già da allora, il Governo aveva ricevuto una valanga di critiche tanto da non poter neanche rendere pubblici i dati delle consultazioni stesse. Ora, dopo che il testo definitivo è stato depositato alla Camera, il Governo non comprende perché si scioperi, e la Giannini addirittura dice di esser meravigliata considerato che chi sciopera – secondo lei – lo farebbe addirittura contro l’assunzione dei precari che il Governo vuole fare. Sembra un maldestro tentativo per mettere docenti contro docenti.

Ma è vero il contrario. Le assunzioni che il Governo prevede sono assai ridotte rispetto alle iniziali 148mila e 100, e sono inadeguate. Il Piano di assunzione dei precari così come è stato previsto nel disegno di legge presentato alla Camera, è inadeguato a dare risposte alla pronuncia della Corte di Giustizia europea del 26 novembre scorso. E per dare queste risposte inadeguate sui precari che l’Europa chiede all’Italia di fare con urgenza, Renzi ha deciso di stravolgere la scuola pubblica statale.

Dopo essere stati ascoltati di fretta, e con scarsi risultati, presso le commissioni riunite di Camera e Senato il 7 aprile (audizioni che sono integralmente ascoltabili sul sito di radioRadicale.it), e dopo la grande manifestazione unitaria dei cinque sindacati rappresentativi tenutasi il 18 aprile a Roma con le RSU provenienti da tutt’Italia, adesso anche i sindacati minori, quelli che non hanno ottenuto la rappresentatività alle ultime elezioni RSU, hanno proclamato e fatto sciopero il 24 aprile, e una manifestazione a Roma. E, nella serata del 23 aprile, alle 20.30, sono stati organizzati dei flash-mob in tutta Italia: insegnanti e genitori, questa volta senza bandiere sindacali, ma tutti vestiti a lutto, tutti vestiti di nero con ceri accesi e in silenzio, per protestare contro un disegno di legge che, dicono chiaramente, ucciderà la scuola pubblica statale e che, durante le audizioni parlamentari, è stata definita un mostro giuridico.

E sempre il 24 aprile, il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini è stata fortemente contestata anche alla festa del PD di Bologna: fischi e battitura di pentole. Appunto. E la ministra a sferzato i docenti: squadristi o abulici. Nonostante le proteste, il governo pare intenzionato ad andar dritto, come per la legge elettorale, ma, in questo caso, sembra col sostegno di Forza Italia.

Il 5 maggio a scioperare saranno i docenti aderenti ai sindacati rappresentativi del comparto scuola (FLC-CGIL, CISL scuola, UIL scuola, SNALS Confsal e Gilda-Unams); quei sindacati che, alle ultime elezioni RSU, hanno ottenuto la rappresentanza da oltre 750mila colleghi che li hanno eletti; gli “abulici” insegnanti scenderanno in sciopero ancora contro il disegno di legge di riforma della scuola del governo Renzi. Altri scioperi, di altre sigle sindacali minori, sono previsti per il 6 e il 12 maggio in occasione delle prove INVALSI.

Un disegno di legge che non piace agli insegnanti, e nessuna sigla sindacale o associazione di categoria, perché – dicono tutte, diciamo, – conferire al Dirigente Scolastico il potere di scelta dei docenti istituendo albi territoriali che di fatto li rendono precari, si pone in violazione non soltanto del diritto alla stabilità del posto di lavoro pur acquisito dai docenti in anni di carriera, ma anche dell’articolo 33 della Costituzione, secondo il quale “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.

Libertà d’insegnamento, autonomia didattica e metodologica non sarebbero più garantite se, come prevede la riforma, si aumentasse la discrezionalità del Dirigente Scolastico sino a consentirgli – in totale assenza di collegialità – la selezione discrezionale della sua “squadra”, scegliendo un docente rispetto a un altro in base a criteri meramente soggettivi e che potranno variare da scuola a scuola. Niente di più facile che in molte scuole pubbliche statali sparisca Darwin dai programmi.

Per buona pace del premier che non comprende le ragioni dello sciopero, i docenti hanno invece compreso le intenzioni del Governo. E le motivazioni dello sciopero sono chiare, anzi, chiarissime.

Gli insegnanti, con lo sciopero, chiedono subito un piano di assunzioni che assicuri la stabilizzazione di tutto il personale docente e ATA impiegato da anni precariamente e che ne ha diritto in base alla pronuncia della Corte di Giustizia europea; e chiedono che questo piano venga fatto con decreto d’urgenza; chiedono organici adeguati al fabbisogno, per un’offerta formativa efficace e di qualità; ma chiedono anche il rinnovo del loro contratto collettivo scaduto da sette anni; e chiedono l’avvio di una vera stagione di investimenti su istruzione e formazione, non illusionistica, per recuperare quel gap che ancora separa l’Istruzione italiana da quella degli altri Paesi europei.

Per un insegnante italiano, con poco più di 1.300 euro al mese, non è certo facile scioperare. Non abbiamo gli stipendi degli Onorevoli né quelli dei docenti europei. Tocca fare bene i conti. Il 24 aprile molti l’hanno già fatto e, il 5 maggio, molti altri lo faranno ancora per dire un No chiaro a modelli di gestione autoritaria della scuola che stravolgono i principi di un’autonomia fondata sulla collegialità, la cooperazione e la condivisione. E per ribadire un chiarissimo No a incursioni autoritarie, fatte per legge, su materie già soggette a disciplina contrattuale, come le retribuzioni e la mobilità del personale.

Ma se né il Premier né il Parlamento capiscono le ragioni dello sciopero, allora c’è davvero da dubitare che ascoltino.

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